Gli insetti stanno sparendo?


Chi si occupa di entomologia da vari anni ormai ha notato un fortissimo calo quali/quantitativo nelle singole specie d’insetti. Alcuni decenni fa bastava recarsi lungo qualche argine fluviale della Pianura Padana (ambiente altamente antropizzato con agricoltura intensiva) e si potevano raccogliere sulle erbe centinaia di insetti appartenenti agli ordini più disparati. Oggi questo non avviene più. Le passeggiate entomologiche fuori casa in questi ambienti, rimangono improduttive, si rinvengono pochissimi insetti delle specie più comuni e banali. Questo fenomeno interessa ormai tutti gli habitat: dal prato nella periferia della città, alla montagna isolata, al bosco, fino ad interessare i Parchi Nazionali, i santuari della natura dove gli interventi antropici sono regolamentati, vincolati e sorvegliati. Ma cosa sta succedendo agli insetti? Dove sono finiti i lepidotteri che volteggiavano sui prati, i coleotteri, gli ortotteri, i ditteri, gli imenotteri? Come mai è avvenuta una drastica riduzione di questi organismi?

In campo agrario da alcuni decenni si sono sviluppate tecniche di controllo entomologico di tipo alternativo atte a ridurre i danni ambientali che i prodotti chimici (fitofarmaci) provocano soprattutto se lasciati all’empirismo, all’improvvisazione e all’impreparazione degli agricoltori. Si sono sviluppate le tecniche di controllo biologico con gli antagonisti specifici (parassitoidi, predatori), viene applicata la lotta integrata, un sistema di controllo degli organismi dannosi basato sulla razionale applicazione di misure biologiche, chimiche, colturali e di selezione vegetale con l’obiettivo di limitare al minimo indispensabile l’impiego di prodotti fitosanitari per ridurre l’accumulo dei residui nelle reti trofiche. A livello comunitario europeo vengono elargiti contributi agli agricoltori che aderiscono a tecniche di coltivazione biologica con il rigido divieto d’impiegare fitofarmaci e concimi sintetici e tali forme di coltivazione stanno diffondendosi con successo, osservando disciplinari produttivi con una rigida rete di controllo che certifica la qualità dei prodotti.

Tra i sistemi di lotta biotecnologia c’è la possibilità d’interferire sui processi dello sviluppo embrionale e post embrionale degli insetti, alterando l’equilibrio tra gli ormoni regolatori della muta e regolatori di varie fasi della metamorfosi. Questi nuovi insetticidi (Grow Regulator – GR) innocui per la salure umana, sono dichiarati… molto selettivi.

Sviluppo embrionale e muta sono regolati da due ormoni: l’ecdisone e la neotenina.

I composti a base d’ormone giovanile (neotenina) e suoi derivati, hanno avuto un buon successo, attivi contro larve, crisalidi, uova, embrioni ed infine sterilizzano le femmine che depongono uova poco fertili o totalmente sterili, interferendo anche nella diapausa. Attualmente i regolatori dello sviluppo utilizzati in agricoltura si raggruppano in 3 categorie:

    chitinoinibitori che agiscono sul rinnovamento della chitina, interferendo sul metabolismo dell’ecdisone e quindi bloccando le mute, dimostrando anche azione ovicida.

    regolatori dello sviluppo o della crescita, simulano l’azione di sostanze secrete dagli insetti quali la neotenina. Tra questi ormoni chiamati juvenoidi (JHA) ricordiamo il fenoxycarb (sostanza non ammessa in Italia per il suo noto impatto ambientale). Agiscono simulando l’azione della neotenina, quando lo stadio di un insetto è prossimo alla maturità la concentrazione d’ormone giovanile decresce per consentire la metamorfosi. Il fenoxycarb agisce in modo opposto mantenendo elevato il tasso di neotenina, bloccando la metamorfosi e provocando la morte dell’insetto, stessa funzione avviene a carico delle uova

    composti acceleratori della muta (MAC) il tebufenozide è il capostipite, sostanze che inducono mute premature simulando l’azione dell’ecdisone con risultati mortali per le forme larvali.

Molti di questi prodotti ormai commercializzati anche in Italia, vengono dichiarati selettivi e specifici. Purtroppo nutro forti perplessità su quanto asserito dalle multinazionali produttrici di questi fitofarmaci. Su quante specie d’insetti sono stati testati e sperimentati? Le specie d’insetti conosciute sono circa 950 mila, sono stati testati su tutti questi insetti? Ovviamente no, è impossibile. Allora come mai la fauna entomologica si è così impoverita in questi ultimi anni? L’impiego dei prodotti chimici antiparassitari come da dati statistici sul consumo, si sono drasticamente ridotti, sono però arrivati sul mercato i prodotti ormonici! C’è una connessione? Che effetti hanno queste sostanze sugli ecosistemi e sulla fauna entomologica?

"Lancio il sasso nello stagno" affinché le nostre primavere non diventino totalmente silenziose!

 

Luigi Melloni

Museo Civico di Scienze Naturali

"D. Mamerendi" Faenza (Ravenna)


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