IL FURORE EDILIZIO STA ORMAI CANCELLANDO LA MEMORIA DI LECCO

Pubblichiamo un articolo apparso sulla stampa nel Febbraio 2006 ma estremamente attuale a firma di Gianfranco Scotti, sensibile e attento cittadino lecchese che si batte contro il saccheggio della città

Un'accorata lettera di una cittadina di Acquate, pubblicata alcuni giorni or sono su questo giornale, stigmatizza la drammatica situazione urbanistica in cui, non certo da adesso ma in questi ultimi anni in modo sempre più violento, versa la nostra città, in preda a un furore edificatorio che l'ha resa ormai irriconoscibile. Un informe coacervo di volumi mostruosi, incongrui, casuali, una cementificazione che ha irri-mediabilmente distrutto la morfologia deI territorio, l’incanto delle sue prospettive, il connubio tempo felice fra l’intervento dell’uomo e la magnificenza della natura che aveva regalato ai lecchesi una varietà ambientale difficilmente riscontrabile altrove e basti pensare alla coesistenza di lago e di fiume, di torrenti considerevoli come il Caldone e il Gerenzone, di collina e di montagne superbe, di scorci panoramici di profonda suggestione Perfino gli insediamenti industriali che nell'Ottocento e nel Novecento avevano trasformato il volto della città e della vallata riuscivano il più delle volte a inserirsi con discrezione nel tessuto urbano, e gli esempi non mancano, dall'edificio neogotico della Badoni (che una becera incultura ha ribattezzato "Broletto"), ai capannoni della Aldé vicino al ponte Visconti, allo stabilimento Fiocchi di corso Matteotti. La messa sul mercato di queste e altre vaste aree industriali (Badoni, Caleotto, Sae, Forni Impianti) ha comportato, in assenza di un progetto complessivo di sviluppo della città, l'assalto alla diligenza e lo sfruttamento forsennato di ogni appezzamento di terreno che si rendesse disponibile.
È con sgomento che si assiste all'annullamento della storia stessa di Lecco, del suo divenire nel tempo, alla distruzione della memoria, ai marasma edilizio che nel volgere di pochi decenni ha travolto e polverizzato l'immagine di una città che se non hai mai potuto offrire particolari esempi di nobiltà architettoniche, conservava però un fascino che derivava dalla misura, dalia grazia dei suoi edifici modesti che riflettevano l'indole asciutta e riservata dei suoi abitanti. Oggi tutto questo è scomparso, vittima dì una ingordigia che lascia senza, parole e dell'incapacità delle Amministrazioni comunali a governare lo sviluppo e la crescita dell'abitato. Ciò che si sta edificando e ciò che ancora deve essere costruito è la prova di una dissennatezza di cui tutti a breve pagheremo, ma già stiamo pagando, le conseguenze in fatto di vivibilità, di servizi, di inquinamento, di parcheggi, di viabilità. Le edificazioni già sorte e quelle che stanno sorgendo sull'area ex Sae sono un monumento alla stolidità umana, sono la prova provata dello sfascio urbanistico in cui è stata precipitata la nostra città. Così come gli assurdi, giganteschi insediamenti di via Bainsizza a OÌate che chiudono in una morsa il vecchio nucleo di Olate, carico di memorie manzoniane (ma a chi interessano?), o la mastodontica costruzione che sta sorgendo sull'area ex Oasa, o ancora ciò che sarà costruito all'inizio di Corso Promessi Sposi sull'area ex Berera e in quella dirimpetto. E l'insediamento di Falghera con la distruzione di parte dì un bosco, e l'orrendo edificio di corso Carlo Alberto a Pescarenico. Ma sì potrebbe continuare per molto in questa tremenda elencazione di misfatti che pesano sulla qualità della vita di tutti noi che in questa città abitiamo e che avremmo voluto fosse difesa dall'ingordigia dei costruttori, dall'ignavia degli amministratori, dall'indifferenza, bisogna pur dirlo, di buona parte dei diretti interessati, i cit-tadini lecchesi.
Guardare la città dalla piazza della chiesa di Acquate o dal poggio dell'Istituto «La nostra Famiglia» di San Giovanni o dalla strada che porta alla funivia di Erna da la misura della rapina e del saccheggio che in questi anni sono stati perpetrati ai danni di un territorio un tempo superbo, oggi ridotto a un'unica, repellente, informe lebbra edilizia.

Gianfranco Scotti


aggiornamento:

Area Pagani, nuove colate di cemento ?

Mercoledì 29 Luglio 2009 06:17 Giuseppe Bernasconi

Articolo tratto da Leccoprovincia.it

 

E CEMENTO SIA! Non mi stupirebbe svegliarmi domattina e vedere l'area del'ex scatolificio Pagani, occupata dalle ruspe. Quando si tratta di nuove colate di cemento, d'un tratto, l'Italia si fa efficientissima.
Sì, perchè siamo in Italia, nel BEL PAESE. E' singolare che questa definizione così famosa in tutto lo stivale, sia stata coniata proprio da un nostro esimio concittadino.

Cosa direbbe l'Abate Stoppani, qui, oggi, di fronte all'ennesimo scempio, di fronte alla città venduta, per trenta denari, al gioco dei partiti e dei costruttori (quando le due cose non coincidono, come è sembrato emergere dal dibattito di ieri sera in consiglio comunale).

E' il giorno del rammarico, dell'amarezza e della delusione. Hanno perso tutti. La città, che coverà in seno un altro mostro, il rione che pagherà ancora dazio, la politica che ha perso un'altra ottima occasione per dimostrare di essere al servizio dei cittadini, al di là dei giochi di partito.

Ha perso soprattutto la gente.
Quella che c'era, fino ad ora tarda, ieri sera, in municipio; che c'è sempre stata e si è impegnata coi mezzi di cui disponeva, affrontando una lotta ìmpari, a dir poco donquichottesca.
Ma ancor di più ha perso chi non c'era. Chi ancora una volta ha lasciato che altri scegliessero per lui. Chi non si è scomodato ed è rimasto appeso alla solita poltrona, di fronte alla solita abbacinante miseria televisiva, incapace di scrollarsi di dosso la rassegnazionecui, giorno dopo giorno, vogliono abituarci.

Dov'era Germanedo mentre qualcuno, lontano poche centinaia di metri in linea d'area, ma anni luce dalla sua realtà quotidiana, ne sfigurava volto e identità?

Ancora una volta hanno prevalso gli interessi di pochi ricchi (e, per cortesia, non mi si tacci di essere retorico o "comunista") e le logiche dei politicantucoli locali che giocano a fare i grandi sulla pelle dei loroconcittadini.
Zamperini, Boscagli, Romeo... sono stomacato al solo pensiero dei loro giri di parole, dei loro sofismi atti solo a compiacere qualche ricco mercante e a tenere il proprio fondoschiena ben attaccato alcadreghino.

Se dovessi cedere allo stato d'animo che aleggia, quest'oggi, direi che tra qualche anno saremo ancora qua, con la stessa gente seduta sulle stesse poltrone, a lamentarci perchè, quelli che abbiamo votato ed eletto, svendono le nostre vite per interessi a noi oscuri.

Ma ho il vizio di sognare, e oso farlo anche quest'oggi. Mandiamoli a casa, questi signori, non appena ne avremo l'occasione.Riprendiamoci la nostra vita, la nostra città. Rimbocchiamoci le maniche e diventiamone protagonisti, e smettiamola, una buona volta, di dire che, tanto, non cambierà niente!

Giuseppe Bernasconi - Comitato ViviAmo Germanedo

lineaverdefiori.gif, 8 kB
torna alla pagina speciali