Tra i cocaleros dello Yungas nella riserva Apa Apa (Bolivia)


Testo in esclusiva per A.N.L. del Dr. Luigi Melloni
Museo Civico di Scienze Naturali “D. Malmerendi” Faenza (RA)

Il viaggio Camino real permette di immergersi nella realtà andina tra Perù e Bolivia e di consacrarsi alla cultura incas tra le innumerevoli vestigia di Cuzco, della valle Sacra, di Tiwanaco, fino alla splendida Machu Picchu abbarbicata sulle montagne e perfettamente conservata meta ambita per migliaia di turisti. Il Perù e la Bolivia non offrono solo le antiche vestigia incaiche e pre incaiche, ma la zona geografica si presta per infinite scoperte soprattutto naturalistiche. L’Oriente, così sono definiti i territori oltre la catena andina che si affacciano sull’Amazzonia, regione immensa dove le uniche vie d’accesso sono ancora i fiumi che scendono dapprima impetuosi e rapidi dalle Ande per assumere un andamento lento, calmo con grandi meandri circondati dalla foresta impenetrabile tra la più ricca in biodiversità di tutto il globo. Arrivati a La Paz a 3600 m s.l.m., dopo soggiorni che si sono sempre aggirati sui 4000 m e oltre, un po’ stanchi di mercati, bancarelle con maglioni, berrette multicolori, stoffe variegate, sacche variopinte e zucche disegnate, ho proposto al gruppo un’escursione verso l’Oriente. Già 23 anni prima in uno splendido viaggio (dove non esistevano ancora referenti ed agenzie d’appoggio), ero stato nell’Amazzonia peruana riportando un giudizio più che positivo e rimanendo estasiato per la gente e soprattutto per la natura, tanto che il viaggio difficile e scomodo compiuto in gran parte su un cassone di un autocarro su strade polverose, fu ampiamente ripagato dall’ambiente circostante. L’idea fu accettata da tutti e l’indomani con un pulmino messo a disposizione dalla Diana Tour, eccoci in cammino verso est. Da La Paz si sale lungo la direttrice per Coroico, strada divenuta famosa per gli appassionati di montain bike che, con auto d’appoggio al seguito, si fanno portare sul passo La Cumbre per lanciarsi in una folle discesa che da oltre 4500 m li porta a 1200 m lungo una strada sterrata di montagna fiancheggiata da tremendi precipizi e tornanti. Pare che si divertano un mondo! De gustibus non est disputandum! Noi deviamo per Chicaloma – Chulumani. Sono cinque ore di strada non asfaltata, tutta in discesa, intagliata nel fianco di una ripida e incassata vallata sovrastata da alte montagne con sullo sfondo un impetuoso torrente. Più volte la strada si restringe in seguito ad eventi franosi e il pulmino rasenta il ciglio stradale (meglio non guardare in basso). Per fortuna il traffico è limitato a bus di linea che si annunciano da lontano in un turbinio di polvere bianca. Occorre fermarsi e dare strada ma il nostro bravissimo automedonte pratico della zona e della strada, pare conoscere ogni piazzola della pessima “carretera” per arrestarsi al momento giusto evitando l’impatto. La vegetazione cambia repentinamente. Dalla puna d’alta quota dove ciuffi di rade Graminacee e Cyperacee caratterizzano l’ambiente ottimale per lama, alpaca e vigogne, le ripide pareti dei versanti si ricoprono di vegetazione lussureggiante nelle zone più scoscese ed impervie. La presenza antropica dove incendi, disboscamenti e coltivazioni si sono succeduti, vengono testimoniate dalla presenza della Cecropia peltata, Moracea arborea caratterizzata da ampie foglie palmato-lobulate che vegeta rigogliosa nelle zone percorse dal fuoco. Siamo nella stagione secca e purtroppo in alto lungo le pendici delle montagne, incendi di vaste proporzioni annunciati con nuvole di fumo bianco ricoprono le cime. Purtroppo questa scellerata e atavica abitudine di bruciare, di incenerire senza ragione tutto ciò che non interessa è una cosa radicata e difficile da far capire nonostante leggi e divieti invitino a non usare il fuoco. Siamo in montagna, tra valli strettissime, con enormi dislivelli altitudinali e le conseguenze della stupidità umana non tardano a farsi vedere con frane, smottamenti e disastri idro-geologici che isolano centri abitati provocando anche vittime nel periodo delle piogge. Ci sono tentativi di riforestazione utilizzando Eucalyptus, piante australiane a rapida crescita, ampiamente adattabili ai magri terreni alterati ma con apparato radicale superficiale. Ovviamente si creano alterazioni ambientali e paesaggistiche con l’introduzione di essenze non autoctone. Questa è una conseguenza ormai diffusa in tutto il Sud America, in Africa e anche nei paesi del Mediterraneo (Italia compresa), con ovvie conseguenze come l’introduzione di insetti non appartenenti alla fauna locale ma legati all’Eucalipto. Arriviamo a Chulumani, un desolato centro abitato in mezzo alla polvere, siamo a soli 125 km dalla capitale La Paz a 1450 m, ma ci pare di aver percorso migliaia di chilometri, dopo lo “shaking” del pulmino, la temperatura è cambiata, fa decisamente caldo. Ancora sette Km e siamo nella riserva Apa Apa. Un cancello in ferro con un cane danese nero grande come un vitello, ci mette un po’ di paura, poi entriamo. Ci accoglie il Señor Ramiro Portugal. Nella propria finca (azienda), ha organizzato un agriturismo. Camerette dislocate nei corpi aziendali decentrati della fattoria, piazzali per tende nei prati circostanti attorno alla vecchia stalla, ai magazzini con il piancito per essiccare il mais e le bacche di caffè. Nei pressi recinti dove pascolano vacche da latte di razza Frisona, paddock esterni per i vitelli e la rimonta, il magazzino attrezzi, poi la cucina con annessa una bella sala da pranzo al primo piano che sovrasta tutto il corpo aziendale con una serie di portici-finestre tinteggiati di bianco in perfetto stile coloniale e la piscina. In giro agrumeti, piante di caffè e…coltivazioni di coca! Osservo meglio e tutto attorno sulle pendici delle montagne solo coltivazioni di coca (Erythroxylon coca)… a perdita d’occhio! Piantagioni recenti dove l’arbusto viene trapiantato dal vivaio e sottoposto ad irrigazione a pioggia sistemando il terreno in tanti terrazzi con porche, piantagioni adulte e rinnovate già pronte per la raccolta, dove ogni cinque anni le piante vengono ceduate per favorire il ricaccio. Indipendentemente dal problema sociale legato alla coltura, ecologicamente la coltivazione della coca è considerata benefica avendo una vita economica di circa 60 anni. Alla vista di tanta coca chiesi al Señor Portugal il motivo di tale coltura e lo scopo. Purtroppo i terreni utilizzati per finalità zootecniche e agricole ancora prima dell’arrivo degli spagnoli per produrre mais, yucca, chayote, arachidi, fagioli, colocasia, batata, passiflora, annona, ecc. ormai in seguito a tecniche agronomiche irrazionali che utilizzavano soprattutto l’incendio per pulire il soprassuolo, hanno causato la perdita della sostanza organica con comparsa di lateriti e con relativa perdita di fertilità, tanto che l’unica coltura che attualmente riesce a vegetare e a fornire un reddito è la coca. Ufficialmente viene coltivata per usi farmaceutici per estrarre anestetici, ma le foglie, una volta raccolte, vengono portate a La Paz e qui se ne perdono le tracce! (Si suppone che venga estratto l’alcaloide cocaina dagli effetti e dagli usi ben noti a tutti per finire…. dove? Formalmente non si sa!). Con l’elezione del nuovo presidente il cocaleros indios Morales, si è registrata una diffusione della coltivazione in tutto il paese. Il presidente per motivi di prestigio politico ha elevato il salario sindacale dei cocaleros (operai agricoli dediti al lavoro nei campi di coca, a 90 Bolivar al giorno; lavorano dalle 6 del mattino alle ore 18, contro i 40 Bolivar degli operai agricoli normali). Già da anni in tutta la regione dello Yungas boliviano per tutta una serie di problematiche ambientali-economiche dovute alla bassa resa dei terreni e alla carenza d’acqua recentemente comparsa, è avvenuto un esodo delle popolazioni che dalle aree rurali andine e dall’Amazzonia si riversano nei barrios delle grandi città alla ricerca di una vita migliore a volte rincorrendo un puro miraggio! La Paz come Lima, Arequipa, Puno, Cuzco, sono circondate da favelas e ranchitos posti nelle zone più impervie e marginali delle periferie cittadine: agglomerati di baracche installati in zone instabili dove nuclei famigliari vivono senza acqua, con allacciamenti elettrici abusivi e pericolosi, senza servizi igienici, senza fognature. Il comune di Lima ha costruito le ”escaleras de la solidariedad”, vistose e orribili scale in cemento armato in colore azzurro con corrimano che collegano le sommità delle colline piene di baracche con la strada principale in basso per facilitarne l’accesso (probabilmente come regalo politico di qualche amministratore in cerca di voti popolari). Immaginabile cosa può succedere durante la stagione delle piogge con un semplice cedimento del terreno o con una piccola scossa sismica! Frana tutta l’accozzaglia con vittime a volontà! Tre quarti dei 2,5 milioni di abitanti di La Paz vive nelle barriadas (sobborghi) con l’espansione a macchia d’olio delle aree metropolitane, corrisponde un arretramento dell’anello suburbano verso l’esterno con invasione sempre crescente, dell’entroterra e della campagna. Molti adulti e giovani sono disoccupati, i bambini privi d’istruzione, vivono nelle strade cercando di vendere qualche oggetto, mendicando o dedicandosi al furto e alla rapina, queste le conseguenze. Questa purtroppo è una triste realtà che si ripercuote in tutta l'America meridionale (e non solo in questo continente), frutto del degrado ambientale e dell’incremento demografico inarrestabile. L’azienda Apa Apa acquistata nel 1957 dal nonno del Señor Ramiro Portugal, aveva una parte alta tutta boscosa, ricoperta da foresta primaria. Mentre tutti mettevano a ferro e fuoco il bosco, beneficiando della riforma agraria del 1953 che consentiva la distribuzione di terreni parcellati agli operai agricoli. Tale legge si applicò principalmente nella Yungas. Da questa epoca vige la legge ”la tierra es de quien la trabaja” e che favorì la deforestazione e la colonizzazione spontanea: un terreno utilizzato per il pascolo o con coltivi in atto può giustificarne la possessione. Questo processo favorito dall’INRA (Istituto Nacional de Reforma Agraria) è tuttora in atto e sta causando conflitti d’interesse tra agricoltori e precedenti proprietari che stanno reclamando i terreni sottratti. La nuova legge del 1996 permette l’approvvigionamento di legna a gruppi di indigeni e coloni. Questo portò una moltitudine di “motosierristas” (boscaioli con motoseghe) che tagliavano e riducevano in tavole gli alberi pregiati per trasportarli con autocarri o attraverso i fiumi. Nella zona di Chulumani c’era ben poco da tagliare, erano rimasti boschi di siquili (Inga adenophylla) Leguminosa impiegata per ombreggiare le piantagioni di caffè. L’uso delle bombole a gas liquido aiutò dapprima a diminuire la domanda di legname da ardere, ma l’attuale aumento del prezzo del gas ha di nuovo portato all’utilizzo del legno da parte degli agricoltori. Portugal riuscì a proteggere a fatica i suoi ultimi 500 ha di territorio boscato. Finalmente cambiata la mentalità degli agricoltori, iniziarono gli interventi di conservazione. Nei villaggi vicini dove la foresta era stata tagliata totalmente iniziarono problemi di approvvigionamento idrico, non così in prossimità dell’azienda Apa Apa, tanto che oggi un acquedotto attinge acqua da una sorgente direttamente nel bosco e permette di trasportare il prezioso liquido ad un villaggio vicino. Secondo direttive inerenti lo sviluppo sostenibile che deve garantire la conservazione degli ecosistemi e la biodiversità, attraverso conduzioni razionali e direttive elaborate con progetti di collaborazione con gli Stati Uniti, nel 2000 Ramiro Portugal beneficiando della legge nazionale che limita il taglio degli alberi, decide di trasformare l’azienda in agriturismo e crea la riserva privata. Oggi accompagna dietro un piccolo contributo monetario, i visitatori nei sentieri che ha aperto nella parte alta del bosco tra secolari alberi di Cusapoya che mostra orgoglioso, orchidee epifite e epifille, e una folta schiera di piante che compongono la volta forestale. L’ambiente è meraviglioso, totalmente diverso dalle brulle montagne circostanti. Questo piccolo francobollo di natura inalterata è stato già frutto d’indagini scientifiche da parte di entomologi canadesi e ornitologi tedeschi e sono state trovate specie nuove per la scienza. La cordialità e la tranquillità sono di casa. Dagli alberi vicini pendono i grandi nidi in fibra vegetale degli oropendoli bellissimi uccelli neri e gialli che per nulla intimoriti, frequentano il giardino cosparso di piante tropicali dove volteggiano farfalle multicolori. Stupende colazioni, ottimi pranzi e cene servite dalla simpatica moglie nord americana, fanno passare le giornate nell’assoluto riposo ripagando abbondantemente delle cinque ore di strada sterrata e polverosa. Così anche la foresta preservata comincia ad offrire un reddito e l’attività di questo coraggioso signore viene portata come esempio nei villaggi vicini. Da questo brevissimo viaggio in Oriente abbiamo capito che purtroppo la realtà sociale del paese è ben diversa: all’occhio del turista rimangono impressi i mercati, le avvincenti rovine incas, i musei, le chiese spagnole, le linde e ordinate Plaza des Armas dei centri storici, i paesaggi naturali mozza fiato, ma questo paese dalla giovane e instabile democrazia nasconde problematiche molto gravi e preoccupanti per una massa enorme di popolazione in continuo aumento che vive volutamente emarginata alle soglie dell’indigenza e della povertà, relegata nelle squallide periferie cittadine nascoste e allontanate dal turismo di massa crescente e purtroppo senza prospettive future per la manomissione del proprio territorio.


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