Spett. Regione Lombardia- D.G. Territorio ed Urbanistica –Struttura VIA
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OSSERVAZIONI al progetto di realizzazione di un nuovo porto turistico con annesse strutture alberghiere e unità abitative da realizzarsi in località Caviate di Lecco.
(Scadenza presentazione 09/01/2007; seguirà una riunione di presentazione dello S.I.A. convocata dalla Regione Lombardia a Milano per il 17/01/2007)
La V.I.A. in esame rappresenta a nostro giudizio un tentativo improponibile di dimostrare come due pesanti interventi ( il porto a valle della strada e le strutture residenziali ed alberghiere a monte) negativi se presi singolarmente, possano diventare complessivamente positivi ed accettabili.
Questa premessa è supportata dalle osservazioni che di seguito elencheremo e dai risultati di un ponderoso studio qualificato ed imparziale commissionato dalla Regione Lombardia (Settore Trasporti e Mobilità) alla TECHNITAL spa e a MM spa per Analisi e Studi per la redazione del programma degli interventi regionali sul demanio delle acque interne, con particolare riferimento agli ambiti lacuali (vedi documentazione presso di Voi Ottobre 2000-costo ?).
Premesso che nello studio vengono privilegiati interventi di manutenzione e completamento, in sintonia con gli indirizzi del PTP che suggeriscono di tutelare e valorizzare le testimonianze del paesaggio antropico lacuale, porti compresi, per i quali va previsto il restauro ed il mantenimento dei manufatti esistenti, si indicano anche 5 criteri di valutazione per l’eventuale insediamento di nuovi porto e precisamente: caratteristiche ambientali e territoriali; parametri relativi alla localizzazione; aspetti socio-economici; fattori tecnici; congruenza con la politica di sviluppo regionale.
Presi in considerazione 20 progetti in itinere sul Lario, fra cui quello di Lecco/Caviate (che allora non era accorpato a pesanti edificazioni e trovava uno smistamento di traffico con una ipotizzata galleria verso la viabilità mediana di Lecco partendo dalle Caviate, poi in seguito eliminata dal PRG) il porto in esame è risultato ultimo in graduatoria, per effetto di una valutazione pesantemente negativa rispetto alle caratteristiche ambientali e territoriali, con una nota così formulata in merito:
"l’analisi svolta ha evidenziato la presenza di vincoli potenzialmente escludenti".
Lo studio sopraccitato era richiesto come applicazione e sviluppo della L.R. 22/98 che all’art.11 cita:…al fine di valorizzare il demanio lacuale … in coerenza con gli altri strumenti della programmazione regionale, è redatto il programma degli interventi regionali sul demanio delle acque interne, il quale individua fra l’altro i criteri di valutazione degli interventi…".
E’ da tener presente che precedentemente esisteva una direttiva della R.L. (vedi all.B alla DGR 49233 dell’11/03/1994) che riportava: "Le concessioni nuove di norma possono riguardare unità portuali con massimo di 50 (cinquanta) posti barca" e inoltre " Le concessioni per porti turistici, al fine del calcolo del canone demaniale regionale non possono essere considerate fra quelle
rientranti nelle agevolazioni previste per usi di pubblica utilità e gli enti richiedenti non possono essere considerati fra quelli senza fini di lucro. Il canone va calcolato tenendo presente tutto lo spazio acqueo e non acqueo effettivamente interessati dalle attività portuali."
Successivamente alla L.R. 22/98, la R.L. non dava seguito alla redazione del programma degli interventi regionali sul demanio (vedi art.11 citata legge) ma iniziava a emanare direttive per trasferire ai Comuni e alle Province le previste deleghe in materia di demanio della navigazione, compresa la pianificazione attraverso il piano di settore del demanio della navigazione (con relativi finanziamenti alle Province e alle Gestioni associate) e precisamente:
Le linee guida di intervento privilegiano le riqualificazioni,adeguamenti e potenziamenti;mentre per i potenziamenti e le nuove realizzazioni di strutture portuali e di approdi temporanei sono necessari: la conformità con gli strumenti urbanistici vigenti , locali e territoriali, al fine di verificare le reali potenzialità del Territorio, per una corretta localizzazione degli interventi nel contesto di una analisi complessiva dei fabbisogni. Si dovrà poi calcolare la conseguente dotazione di servizi e standard di supporto e attività collegate alla navigazione di linea e da diporto,precisando che le aree demaniali non possono essere destinate a standard, ne rientrare nel calcolo degli stessi. Inoltre " gli interventi dovranno prevedere opere non invasive d’alveo, limitando drasticamente riporti di materiale e creazione di muri di contenimento a lago"
Fra i provvedimenti troviamo il finanziamento dei Piani di settore del demanio della navigazione con le indicazioni per la redazione dei Piani stessi.
Riprendendo il filo del discorso sulla pianificazione e programmazione,la R.L. nel mentre ha delegato ai Comuni e alle Province le attribuzioni in materia di demanio della navigazione e di piani di settore, ha provveduto con L.R. 1/2000 e L.R. 12/2005 a regolamentare l’esercizio della pianificazione territoriale da parte delle Province e dei Comuni.
In tale percorso la Provincia di Lecco ha redatto il proprio PTCP che è entrato in vigore definitivamente il 30/03/04, all’interno del quale non trova specifica ed esplicita collocazione il Porto alle Caviate di valenza sovracomunale, mentre, in sintonia con le Direttive regionali troviamo nelle N.T.A .l’ art.44 Navigazione lacuale (Norma non presa in considerazione nella VIA) che fra l’altro recita: Le nuove strutture saranno programmate attraverso un Piano di settore provinciale delle rive lacuali, delle sponde ecc… Detto Piano dovrà essere definito d’intesa con le Province di Como e con i Comuni singoli o associati…..(Nota bene:La sua redazione è in fase di avvio.)
Dal combinato delle Direttive di cui ai punti a)b)c)d)e) e del sopradescritto articolo di NTA-PTCP si deduce che la realizzazione del porto alle Caviate deve passare attraverso la pianificazione del Piano di settore sopraccitato, in coerenza con le Direttive regionali che richiamano alla verifica delle "reali potenzialità del Territorio,per una corretta localizzazione degli interventi nel contesto di una analisi complessiva dei fabbisogni" e non scaturire dalla esigenza di realizzare determinate edificazioni,come nel caso in esame.
A supporto di questa lettura,si aggiunga che:
VALUTAZIONE PREVISIONALE IMPATTO ACUSTICO (vedi all.15)
Per questa valutazione non è stata presa in considerazione la presenza nel progetto di oltre 200 motoscafi, con gli evidenti impatti alla partenza e all’arrivo, oltre che in tutto il bacino.
Nella previsione dei livelli sonori nel territorio circostante:scenario futuro si arriva ad affermare che "I valori di pressione sonora previsti ai ricettori ( N.B.4 nell’arco del golfo) subiranno dei decrementi (SIC!) dovuti principalmente alla diminuzione della velocità di percorrenza della strada a causa della presenza della rotatoria; la situazione di rispetto dei valori previsti in normativa risulta quindi più contenuta rispetto allo scenario attuale".
Intanto non si dice che nel tratto in esame già ora la velocità è ridotta perché c’è il limite di 50 km (quindi non valgono le rilevazioni in caso di traffico a velocità fuorilegge);
non si calcola che scorazzeranno in entrata e uscita dal porto oltre 220 motoscafi, che si intersecheranno nella rotonda a 5 raggi i mezzi pesanti con materiale pericoloso(il cui passaggio nell’attraversamento della città in sotterranea è proibito), che talvolta per incidenti in sotterranea e per l’effetto innesto dalla Valsassina il traffico di attraversamento viene deviato su questa strada confinante con il porto,dove normalmente confluiranno in questa sorta di percorso ad ostacoli (vedi TAV.5) l’aggiuntivo traffico derivante dalle attività e residenze relative ai costruendi 51.000 mc, con evidenti pesanti ripercussioni sui rumori, sull’inquinamento e sulla viabilità , di cui anche per lo studio VIA rimane un punto di debolezza, che non può essere migliorato con adeguati provvedimenti a causa della ristrettezza degli spazi ed al sovraccarico di traffico indotto dal proposto insediamento con una mostruosa volumetria impattante ben visibile nella simulazione alla Tav 5 a Design concept.
IMPATTI PAESISTICO-AMBIENTALI RILEVANTI derivanti anche dall’uso non consentito del demanio lacuale.
Il complesso vede una pesante edificazione a 6/8 piani della lunghezza complessiva fronte lago interessato per circa 195 m. ( mc 51.000 su circa mq. 11.000 di superficie privata); il porto è costituito da una banchina con muri in calcestruzzo e riempimenti con materiale scavato a monte delimitante il perimetro interno del bacino per una lunghezza di quasi 400 metri e per una larghezza di circa 15 m. dal profilo della strada , che probabilmente (non abbiamo trovato una delimitazione precisa dell’area demaniale lacuale) per una porzione fa parte dell’area demaniale lacuale a seguito dell’allargamento della strada come sede della ex.SS 36.
Le caratteristiche di questo tratto di strada ,dove si vuole insediare il porto,a diretto contatto con il lago (incapace quindi di soddisfare i requisiti per i necessari standard e servizi di cui alla L.R.22/98) e l’incombente parete instabile del S.Martino hanno costituito probabilmente alcuni elementi per la valutazione dello studio della R.L.all’inizio richiamato (elaborato da Technital e MM) che " ha evidenziato la presenza di vincoli potenzialmente escludenti" l’inserimento di un porto in questo contesto.
Con queste premesse, preso atto anche delle osservazioni e delle riserve espresse dai responsabili tecnici del Comune di Lecco nella relazione intermedia allegata alla Delibera di Giunta di Lecco del 20/04/06 (alla quale si rinvia) , ci aspettiamo e chiediamo l’applicazione di quanto disposto in materia di demanio lacuale dalla Regione Lombardia (vedi DGR elencate precedentemente) che in sintesi dicono :
a)gli usi del demanio della navigazione interna devono rispettare le primarie esigenze di regolazione dei bacini lacuali,ai fini della sicurezza idraulica ed alla costituzione di riserve idriche (vedi anche RD 523/1904 e P.T.U.A.-Programma di tutela ed uso delle acque in Lombardia-marzo 2006-ignorato dalla VIA);
b)gli interventi devono prevedere opere NON invasive d’alveo, limitando drasticamente riporti di materiale;
c)le aree demaniali non possono essere destinate a standard ne rientrare nel calcolo degli stessi .
Ora vediamo quanto è riportato nella V.I.A.
All.12 Descrizione opere in acqua- Rif.8°) Riempimento in banchina con materiale ricavato dagli scavi a monte (al fine di posizionare su una slp di mq. 650 un insediamento portuale per mc. 1.900 e trovare spazi per alaggi, posteggi (44 posti auto e 18 moto) ecc.con un riporto di materiale su tutta la lunghezza dell’arco del golfo (quasi 400 m.) e per una larghezza di circa 15 m.per la formazione di banchina (vedi pag. 25 di 41 relazione)- dove peraltro si confonde lo 0 idrometrico con igrometrico.
Tav. 1 e 1° estratti PRG- Con grande sorpresa non viene indicata la presenza del demanio lacuale;nella Legenda troviamo una "inventata?" proprietà del Comune di Lecco (confondendo forse la gestione del Comune con la proprietà) per mq. 50.619, senza riscontrare nelle tavole dello stato di fatto e di progetto una chiara indicazione grafica dei confini del demanio lacuale .
Tav.6 planivolumetrico e Tav.1°, A seguito della sopraccitata errata definizione si arriva a considerare nella Suddivisione Azionamento (tav.1a) pari a complessivi mq. 64.903,82 (contro le 60.903,82 della tav. 6) anche l’area demaniale lacuale,porto compreso.
In effetti su circa 11.000 mq. di proprietà privata si propone una volumetria complessiva di mc. 51.000.
Fascia di rispetto ferroviario (dpr 753/80-art.49 "è vietato costruire ad una distanza minore di m.30 dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia").
Nella citata Tav. 6 planivolumetrica è indicata la fascia di rispetto, però alcune parti di edificazione nuova sembrano collocate dentro tale fascia: chiediamo pertanto il rispetto di tale fascia per non precludere la realizzazione di un possibile raddoppio della rotaia per un auspicabile collegamento via Chiavenna con l’Alptransit o per il funzionamento di un servizio metropolitano tram/treno per cui ci domandiamo perché non sia stata convocata anche la FF.SS alla riunione di presentazione del SIA per il 17/1 a Milano.
Da verificare la distanza dell’ingresso al porto dalla strada e la rappresentazione grafica dell’inserimento del tracciato della tanto attesa ciclopista Lecco-Abbadia L.
Come è stato sottolineato, lo studio VIA denota chiare lacune in materia demaniale tali da rendere poco credibile l’impostazione progettuale e la stessa VIA
Altre incongruenze e/o carenze sia formali che sostanziali e negatività pesanti si riscontrano:
a)nella relazione paesaggistica si dice che il progetto è soggetto ad autorizzazione paesaggistica da parte della Provincia a sensi DPR 12/04/1996 mentre in realtà per gli interventi in area demaniale la funzione compete alla Provincia per effetto della L.R. 11/03/05 n.12-art.80 c.3 lett d).
b)nell’all.11 indagine geologica e geognostica e nell.all.14 studio di fattibilità geologica si fa riferimento SOLO (vedi nei disegni la delimitazione con cerchio rosso) all’area di intervento a monte della strada per la realizzazione di strutture abitative e turistico ricettive, mentre poco si dice della zona porto e attracchi interessata dalla sovrastante area di accumulo detritico non stabilizzato con orlo di nicchia di distacco attiva (vedi carta dei fenomeni di dissesto idrogeologico nel bacino lariano-Università Studi Pavia-Dip.Scienze della Terra 1985-1986);
c)nella componente paesaggistica: uno degli elementi più negativi è dato dal pesante impatto delle previste nuove costruzioni a 6 e 8 piani parallele a Lungo Lario Piave e alla linea di costa (per una lunghezza di circa 195 m.) in palese contrasto con i vincoli paesaggistici e con le indicazioni del PTPR e del PTCP;anche la realizzazione della banchina del porto con riporto di materiale e con posizionamento di automezzi in sosta (44 in ogni caso insufficienti) daranno un impatto estetico negativo,in una zona visibile su 360°, con un aumento di artificialità veramente penalizzante,ulteriore ferita al paesaggio lecchese.
Accanto a questi aspetti di carattere paesaggistico, si aggiungano i rischi geologici incombenti dalle pareti del monte S.Martino,di cui una propaggine ha visto recentemente fenomeni di dissesto con blocco del traffico stradale verso la Valsassina. Come ha scritto il settimanale locale "Il Resegone", "Lecco è sempre ostaggio della sua natura di città chiusa fra il lago e i monti e cresciuta nei decenni senza tener conto della pericolosità di alcune sue zone e quartieri": se si vuole perseverare questa è una buona occasione!
d)nell’elemento ecologico lacustre l’opera in calcestruzzo della banchina comporterà inevitabilmente una riduzione per tutto il perimetro del golfo interessato di uno substrato idoneo allo sviluppo di specie arboree riparie ed erbacee e quindi di elementi di naturalità caratteristici di altre zone del lago.
La cementificazione di lungo tratto di costa (quasi 400 m.) con occupazione di superficie acquea per una fascia larga quasi 15 m. impedirà inoltre in questo golfo la pratica tradizionale della pesca (i cui diritti esclusivi sono gestiti dalla FIPSAS pure non invitata alla conferenza in Regione del 17/1) e sconvolgerà il sistema riproduttivo di molte specie di fauna ittica che in quel golfo trovano il loro habitat ideale,favorito anche da interventi artificiali mirati.
La misura compensativa proposta di realizzare letti artificiali di frega nelle vicinanze del porto sembra semplicemente illusoria ed inutile dal momento che i pesci più a Nord oltre il golfo sarebbero disturbati dal moto ondoso provocato dagli abituali forti venti mentre a Sud dal moto ondoso provocato dai motoscafi in entrata e uscita dal porto; non va dimenticata la forza del vento in quel punto anche per la sicurezza dei pontili galleggianti.
d)nella valutazione turistica: richiamare la coerenza di questo progetto con il Piano Turistico provinciale è un illusorio esercizio dialettico dal momento che detto Piano sottolinea quali punti di debolezza: la mancanza di servizi di navigazione per turisti e la mancanza di approdi diffusi lungo le coste che è altra cosa rispetto alla sbandierata esigenza progettuale di concentrare un così elevato numero di imbarcazioni (in maggioranza a motore) attraccati stabilmente in un solo punto.
Coerente è invece per esempio il limitato ampliamento del porto a Mandello con messa a disposizione di diversi posti per gli attracchi temporanei dei turisti che si muovono sul lago per visitare i centri storici .
Incoerente è invece questo progetto alle Caviate che non tenta di risolvere il problema del rimessaggio dei battelli della navigazione pubblica, che necessitano di un punto di sosta tecnica e rifornimento.
e)nel merito della pianificazione provinciale (PTCP) è irrilevante richiamare quello del 1998 che non aveva valenza giuridica, mentre si omette di dire che in quello vigente dal 30/03/2004 c’è una norma che stabilisce "per le nuove strutture una programmazione attraverso Piano di Settore (art. 44 NTA Navigazione lacuale)e che le previsioni urbanistiche dei Comuni devono essere improntate prioritariamente a garantire la tutela della naturalità delle coste,rive e spiagge", certamente non garantite da questo progetto alle Caviate.
Del resto anche il Piano di azione comunale di Agenda 21 di Lecco al capoverso NAV Sost afferma la necessità di "Definire forme di promozione e sostegno all’utilizzo dei natanti a minore o nullo impatto ambientale e promuovere una regolamentazione della navigazione ed una razionalizzazione delle strutture connesse ed in particolare degli approdi":
Questa indicazione votata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Lecco è certamente disattesa dal progetto in esame che oltretutto comporta la presenza di 220 motoscafi.
CONCLUSIONI
In base alle nostre osservazioni puntuali e documentate in materia paesaggistico-ambientale , con riferimento al DPR 753/80 (fascia rispetto ferroviario) la DGR 49233/1994 e successive direttive regionali in materia di demanio della navigazione in precedenza richiamate (in particolare per quanto riguarda l’impossibilità di destinare a Standard le aree demaniali o di farle rientrare nel calcolo degli stessi), la L.R.22/98 (artt. 1 e 2-inattuato per le successive normative di trasferimento di competenze alle Province e ai Comuni per il principio della sussidiarietà-e l’art.31c.10-11), in attesa del Piano di Settore del demanio della navigazione (quale strumento di maggior dettaglio e definizione dei PTCP delle Province di Lecco e Como) per la programmazione e individuazione delle località e delle modalità per costruire nuovi porti) riteniamo improponibile il progetto così come formulato.
Ringraziando per l’attenzione, i firmatari, a sensi L: 241/90 e smi, Dlgs 19/08/05 n.195 , DPR 184/2006 e art.9 DPR 12/04/1996 chiedono di conoscere il verbale della riunione del 17 p.v. in Regione a Milano e di essere tenuti costantemente informati dell’iter procedurale della pratica e sperano di essere presi in considerazione. Con l’occasione distintamente salutano.
Lecco, 05/01/2007 Il Presidente della Fondazione WWF avv Carlo Galli
23900 LECCO – Via Aspromonte 13
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